mercoledì 30 novembre 2016

NECROLOGIO: CARI VECCHI IMPRENDITORI, NOI PRENDIAMO IL TESTIMONE, MA VOI SIETE DEI PIRLA.



Prima le piccole medie imprese, poi quelle più grandi infine i colossi. MASH, STEFANEL e ora BENETTON per fare i nomi che io conosco di più. I vecchi alberi stanno cadendo lasciando posto e luce ai nuovi.


Rimane l’amaro in bocca a vedere come l’arrembante e creativa imprenditoria tessile italiana degli anni 70 e 80 si sia nei decenni invecchiata, chiusa in sé stessa e non abbia saputo né stare al passo con i tempi, né preservare le proprie eccellenze, né tantomeno produrre una nuova generazione in grado di traghettare le aziende verso nuovi lidi.


L’impressione che se ne ha da fuori è quella di aziende piegate su sé stesse, impegnate più che altro a speculare ed a diversificare gli investimenti, e che per inerzia svogliata producono e riproducono gli stessi stracci da decenni cercando di risicare prima le mille lire e poi l’euro, combattendo così una battaglia persa contro i veri colossi – esteri - della grande distribuzione.

Da parte di Stefanel e Benetton ci si sarebbe aspettato qualcosa di più del beige e delle righe, magari una diversificazione strategica che puntasse sul Made in italy, magari delle piattaforme di sviluppo coordinato di tutte quelle magnifiche start up dell’abbigliamento che ogni anno in italia nascono e muoiono per mancanza di supporto. 


Ma siete sempre stati chiusi in voi stessi, impermeabili a chi vi parlava di nuovi brand, di eccellenza italiana e di commercio on line, chiusi al cambiamento, chiusi all’investimento, sordi a chi aveva il coraggio di dirvi che era ora di tornare ad essere imprenditori. Chiusi perché non ne capivate un accidente e ne avevate paura.


Meritate la fine che state facendo, ve la siete cercata spalancando le porte alla produzione a basso costo in italia e poi alla delocalizzazione, abbandonando e lasciando morire quello stesso comparto manifatturiero interno che voi stessi da giovani avevate creato.

Avete lasciato morire le vigne del buon vino italiano, rincorrendo il distributore di coca cola. Da una risorsa per il paese che eravate ora siete diventati una minaccia, un pericolo.


Meritate di fallire.



lunedì 26 ottobre 2015

SCIARPE DANTESCHE: NOSTRO PADRE IL MADE IN ITALY

http://bit.ly/sciarpeatlantiche
Qualitá é proteggere, diffondere e tramandare.
Figure come quelle di Dante, Raffaello, Leonardo, Vivaldi e D’Annunzio sono il vero e piú chiaro emblema del Made in Italy e sono l’esempio, il parametro di riferimento unico e irrinunciabile al quale la qualitá di un prodotto, sia esso un componimento, un dipinto o un paio di jeans, realizzato nel nostro paese puó e deve avere il coraggio di ambire: l’eccellenza.
É una responsabilitá quella che abbiamo, un impegno civile che in virtú di chi siamo descendenti siamo chiamati ad assolvere.
Noi siamo Dante, Raffaello, Leonardo, Vivaldi e D’Annunzio. Ne abbiamo l’onore e l’onere, la responsabilitá, tutti siamo chiamati a difendere ed a diffondere il vero Made in Italy che prima di tutto deve avere quindi un valore umanistico ed etico. Non possiamo permettere che tutto rimanga fermo, congelato o che peggio si perda “come lacrime nella pioggia”.
Ecco perché Squadratlantica, che vive il Made in Italy come un figlio vive la figura del padre, trova del tutto naturale realizzare in Italia dei prodotti che “parlino” celebrandoli, dei grandi Italiani, iniziando da Dante Alighieri, l’‪#‎ItalianoVolante‬ che della lingua che oggi parliamo fu uno dei padri.

QUALITÁ COME VALORE AGGIUNTO

http://bit.ly/maglioni
In tempi come questi piú che mai bisogna stare attenti a come si spende il proprio denaro. Investire sulla qualitá é il sistema piú intelligente per risparmiare, perché é un acquisto di scarsa qualitá che genera inevitabilmente il costo maggiore.
Ecco perché abbiamo realizzato i maglioni di Squadratlantica con l’obbiettivo di offrire oltre che un “oggetto del desiderio” anche un ottimo investimento; capi che, come giá nello standard di Squadratlantica, per le loro caratteristiche estetiche ma soprattutto per il rapporto qualitá/prezzo puntano ad ottenere la tua piena approvazione e soddisfazione ( oltre che quella sempre “comoda” di madri e compagne, solitamente addette ai compiti di giudizio estetico e manutenzione generale).
Questi sono i valori che a nostro parere fanno di un maglione Squadratlantica un ottimo investimento :
> “Questo non ce l’hai” é originale e parla della tua passione, é insomma “tuo”: non sei nella massa.
> É morbido e ti protegge dal freddo – specialmente ora, quando ancora in casa e negli uffici i riscaldamenti non sono ancora accesi. Occhio che te lo ruberá tua moglie.
> É particolare, ma non appariscente. Lo puoi portare in tutte le situazioni abbinandolo ai capi che giá hai: polo, camicie jeans o bastoncino, pantaloni jeans, chino o combat, scarpe eleganti o scarponcini. Va sotto il giubbotto di pelle, il piumino o un gliet imbottito. Abbinalo ad una bella sciarpa atlantica.
> É confortevole : ti avvolge e ci stai bene dentro. Ti siedi sul divano e ti leggi un bel libro.
> Tua moglie lo butta in lavatrice a 40 gradi con un goccio di ammorbidente ed é come nuovo: niente lavanderia, niente stiro. Si asciuga e lo metti.
Insomma: lo metterai spesso e a lungo risparmiando di fatto tempo e denaro che altrimenti dovresti destinate ad altri acquisti. Eccola la qualitá del prodotto, ecco perché un maglione Squadratlantica, oltre che un oggetto bello e piacevole da possedere é di fatto un investimento concreto.
Questo, é valore aggiunto.

martedì 23 giugno 2015

Geregheghez - The history behind a Myth



GHEREGHEGHEZ: a tradition of Italian aviation handed down uninterruptedly from the time of biplanes made of tubes and canvas all the way to the supersonic jets of the 21st century. Born on grass airfields as a rallying cry, we can still hear it today on modern paved tracks as the greeting of all Italian aviators.
Squadratlantica, who celebrates the most beautiful Italian air ventures with its high-quality products designed in compliance with classic Italian style and strictly made in Italy, continues this tradition with Gheregheghez, a piece of clothing that belongs to the Italian Air Force history: the scarf. Comfortable and elegant, in the past  it was worn with white canvas flying suits, then with Marus jackets, and today with anti-g suits.
Not just a garment for men, Gheregheghez also wants to remember all the women who wrote the history of the Italian “wings”. Especially at present day, there is an increasing number of ladies in the ranks of the Air Force as well as those in Civil Aviation.
To honor the men and women who sacrificed themselves for our Aviation History, Squadratlantica dedicates Gheregheghez to the memory of the pilot Captain Adriano Visconti and his assistant Lieutenant Valerio Stefanini who both passed away on April 29, 1945. An original portrait of the two comrades in arms and an outline of the Macchi MC205 Veltro di Visconti fighter are enclosed with the scarf packaging.



GHEREGHEGHEZ : THE HISTORY BEHIND THE MYTH
By Igino Maria Coggi

Inspired by World War I voice salutes, Gheregheghez, Ghez! was born as a war cry of the aviation fighters. It quickly spread through the entire Regia Aeronautica and from there it was passed onto the Air Force, which then would  absorb values ​​and traditions of the Regia and the departments prior to it. Still today, we can hear it repeated aloud in chorus three times at every gathering or event of the Air Force Stormi.
What does it stand for? Some people say it’s the sound the first manual engines make, some say it’s the burst of machine guns, and some say it’s the cry of the eagle. The last thesis is the most validated because it is linked to the icon that best represents aviation and aviators: the eagle. With its wings spread, it is the universal symbol of the pilot, military or civilian. It also appears in our aviator prayer when we ask God to "give us the wings of eagles, the eyes of eagles, the claw of the eagles."
How was it born? On May 7, 1923 the 1st terrestrial fighter formation (1° Stormo Caccia Terrestre) was created with command in Brescia and flying groups in Aviano, Venaria Reale and Cinisello. It was the first organic fighter department of the newly born Regia Aeronautica (28 March 1923). According to tradition it’s within the 1° Stormo dell’ Arciere that Gheregheghez, Ghez! was created, although there is a debate around the place where it was heard for the first time which could be Cinisello or, according to other opinions, Campoformido at the 76th Fighter Squadron of the 6th Group, one of three of the 1° Stormo.
What is certain is that its creation dates back to the younger pilots of the department, the rookies of the “Copper Family” (Famiglia Rame) as they jokingly called themselves because of the little change they had in their pockets. They were dissatisfied of the environment around them, mainly routine work, just a few flights, arrogant elders and veterans, almost nothing that could satisfy their passion for flying, the "engine" that led them to enlist. Hence a movement to revolt with a pinch of carefree spirit broke the silence. In the year 1924 at a department party, somebody from the "Copper Family" made a cry, seemingly meaningless, in full voice. A moment of shock, of surprise, then of acceptance. Since then Gheregheghez, Ghez! officially entered into the 1° Stormo as a war cry. And whoever went to other departments brought it along. In a short amount of time it was embraced by all the Regia Aeronautica and from there it was passed onto the Air Force, which was born after the end of the war and the establishment of the Italian Republic. With only two exceptions, one being the 4° Stormo, whose war cry “Al Lupo, Al Lupo!” called to mind the 91st “Squadriglia degli Assi” of World War I. The other one is the 15° Stormo, whose shout "Mammaiut, aiut! Mammaiut, aiut! Mammaiut, aiut aiut aiut" was used on marine patrols during World War II on the Cant-Z-501 flying boat aircraft which the crews named Mammajut.
These exceptions aside the Gheregheghez, Ghez! is shouted by all departments in our Air Force at every opportunity. Also guests are invited to join in, but be careful though, any mistakes are made and it’s a round of drinks for the whole Squadron.

Gheregheghez is a Squadratlantica product, available at :

Gheregheghez - Genesi di un mito.


GHEREGHEGHEZ: una tradizione dell’Aviazione Italiana che si tramanda ininterrottamente: dall’epoca dei biplani in tubi e tela agli aviogetti supersonici del XXI secolo. Nato sui campi di volo in erba come grido di guerra, ancora oggi, sulle moderne piste in asfalto, è il saluto di tutti gli aviatori italiani.

Squadratlantica, che attraverso i suoi prodotti di alta qualità disegnati nel rispetto del più classico Italian Style e rigorosamente Made in Italy vuole ricordare le più belle imprese dell’Ala Italiana, con GHEREGHEGHEZ si ricollega a questa tradizione. E lo fa con un capo che appartiene anch’esso alla storia dell’Aviazione Italiana: la sciarpa, comoda ed elegante, da sempre indossata da chi vola, un tempo insieme alla bianca tuta di volo in tela, poi insieme ai giubbotti Marus, oggi insieme alle combinazioni anti-g.

Un capo non soltanto maschile. GHEREGHEGHEZ vuole anche ricordare che la storia dell’Ala Italiana non l’hanno scritta solo uomini, ma anche le donne. E questo proprio ai giorni nostri nei quali sempre più numerose sono le donne nei ranghi dell’Aeronautica Militare come pure in quelli dell’Aviazione Civile.

A celebrare gli uomini che si sacrificarono per la nostra Storia Aeronautica, Squadratlantica dedica Gheregheghez alla memoria del pilota Capitano Adriano Visconti ed a quella del Sottotenente Valerio Stefanini, suo aiutante, che con lui cadde il 29 Aprile del 1945. Un ritratto originale dei due compagni d’armi ed il profilo del caccia Macchi MC205 Veltro di Visconti sono allegati alla confezione della sciarpa.

GHEREGHEGHEZ – GENESI DI UN MITO
di Igino Maria Coggi



Nacque come grido di guerra dell’aviazione da caccia, prendendo lo spunto dai saluti alla voce della Prima Guerra Mondiale. Poi ben presto si estese all’intera Regia Aeronautica e da qui trasmesso all’Aeronautica Militare che della “Regia” e dei reparti ad essa antecedenti assorbirà valori e tradizioni. Ancora oggi, ripetuto ad alta voce, in coro, e per tre volte, lo sentiamo lanciare ad ogni riunione, ad ogni manifestazione, negli Stormi dell’Aeronautica.

Cosa significa? Chi vuole che esso richiami l’avviamento a mano dei primi motori, chi vuole che esso richiami la raffica delle mitragliatrici, chi vuole che esso richiami il grido dell’aquila. Tesi quest’ultima la più accreditata perché legata al volatile che per eccellenza rappresenta l’aviazione e gli aviatori: l’aquila per l’appunto che, ad ali spiegate, è in tutto il mondo il simbolo del pilota, militare o civile che sia. E che, nella nostra Aeronautica, ritorna nella Preghiera dell’Aviatore laddove si chiede a Dio «dacci le ali delle aquile, lo sguardo delle aquile, l'artiglio delle aquile».

Come nasce? Il 7 maggio 1923, con comando a Brescia e Gruppi Volo ripartiti ad Aviano, Venaria Reale e Cinisello, si costituisce il 1° Stormo Caccia Terrestre, primo reparto organico da caccia dell’appena nata Regia Aeronautica (28 marzo 1923). Ed proprio in seno al 1° Stormo, quello dell’”Arciere”, che la tradizione vuole sia nato il Gheregheghez, Ghez! anche se è dibattuto il luogo ove esso fu udito per la prima volta: Cinisello o, secondo altre tesi, Campoformido presso la 76ª Squadriglia Caccia appartenente al 6° Gruppo, uno dei tre del 1° Stormo.

Quello che è certo è che “l’invenzione” risalirebbe ai piloti più giovani del reparto, ai “pivelli” della “Famiglia Rame” come scherzosamente si definivano per via dei pochi spiccioli che circolavano nelle loro tasche. Giovani insoddisfatti dell’ambiente che li circondava, solo routine, pochi voli, tanta sufficienza da parte degli “anziani” e dei veterani, nulla o quasi che potesse soddisfare la loro passione per il volo, il “motore” che li aveva spinti ad arruolarsi. Da qui un moto di rivolta con un pizzico di spirito goliardico per rompere il silenzio. L’anno sarebbe il 1924 ad una festa di reparto: un grido apparentemente senza senso lanciato a piena voce da quelli della “Famiglia Rame”. Un momento di sgomento, di sorpresa poi l’accettazione. Da quel momento il Gheregheghez, Ghez! entrava ufficialmente nel 1° Stormo quale grido di guerra. E chi dal 1° Stormo transitò ad altri reparti se lo portò appresso. In breve fu fatto proprio da tutta la Regia Aeronautica e dalla “Regia” passò all’Aeronautica Militare nata dopo la fine della guerra e la costituzione della Repubblica Italiana. Con due sole eccezioni. Una è il 4° Stormo il cui grido di guerra è “Al Lupo, Al Lupo!” che vorrebbe richiamarsi a quello della 91ª Squadriglia, la “Squadriglia degli Assi”, della Prima Guerra Mondiale. L’altra è il 15° Stormo dove si grida “Mammajut, ajut! Mammajut, ajut! Mammajut , ajut ajut ajut!” a ricordo di quando, durante la Seconda Guerra Mondiale, esso volava con l’idrovolante da ricognizione marittima Cant-Z-501, una specie di barcone volante che i suoi equipaggi avevano appunto soprannominato “Mammajut”.

Salvo queste eccezioni il Gheregheghez, Ghez! lo si grida alla prima occasione in tutti i reparti della nostra Aeronautica. E a gridarlo sono invitati, anzi obbligati, anche gli ospiti. Con un’avvertenza, evitare accuratamente di sbagliarlo perché potrebbe costare carissimo: una bevuta all’intero Stormo.



GHEREGHEGHEZ è un articolo della collezione SQUADRATLANTICA, prodotto e distribuito da Veltro srl